La "Quarantana" era un segnacolo laico della Quaresima che si tramanda da lontane generazioni.
Veniva realizzato nelle dimensioni quasi reali, formato da manici di scopa e stracci come struttura interna, con il volto di pezza bianca. Indossava vestiti dismessi di colore nero (a lutto), una camicetta, una veste larga e lunga fino ai piedi, calze, con un fazzoletto annodato alla gola.
A Martina Franca, fino agli anni 50 del secolo scorso, si potevano contare almeno una decina di "Quarantane" appese nei vicoli del Centro storico.
Attualmente, dopo diversi anni che questa tradizione era quasi scomparsa, allestimento della "Quarantana" è organizzato dall’Associazione "TerraMartinae APS" in collaborazione con l'Associazione "Volontari di San Giuseppe", la partnership della Pro Loco Martina, l'adesione degli "Amici del Venerdì", della "Società Operaia" ed il patrocinio dell'Assessorato alle Attività Culturali e Spettacolo della Città di Martina Franca.
Dal Mercoledì delle Ceneri fino al Sabato Santo, a Martina Franca la presenza della "Quarantana" ci ricorda che "dovremmo" astenerci dal mangiare carne per quaranta giorni, ovvero per tutto il periodo della Quaresima: era questa l'usanza dei nostri avi più rispettosi della tradizione cattolica.
La Quaresima è il periodo di privazione opposto all'abbondanza e gli eccessi del Carnevale: quaranta giorni di astinenza dai cibi grassi, carni, uova, latte e derivati per celebrare la traversata del deserto che Gesù riuscì a compiere in quaranta giorni, nutrendosi di sole erbe.
Una connotazione simbolica, un percorso di purificazione preparatorio alla Pasqua che nell'immaginazione popolare si trasforma in una vecchietta vestita di stracci e trasandata: la "Quarantana", moglie del carnevale morto il martedì grasso e affranta dal dolore. La ritroviamo appesa nei nel centro storico, reggendo tra le mani il fuso per filare, una fascina o altri strumenti che simboleggiano il lavoro quotidiano e qualche cibaria.
Attorno alla "Quarantana" penzolano salumi, arance, un fiasco di vino, una grattugia a rammentare di non mangiare formaggio, che veniva sostituito sulla pasta dal pan grattato, e spesso un paio di forbici come ammonimento: la "Quarantana" infatti avrebbe mozzato la lingua a chi avesse mangiato i cibi proibiti.
Al termine della Quaresima, il Sabato Santo, è tradizione che la "Quarantana" venga bruciata nell'ambito di un programma che prevede declamazioni dialettali, con la rappresentazione di riti legati all'antica cultura popolare provenienti dalla civiltà contadina.
Un momento di comunità molto sentito che rappresenta anche l'occasione per scambiarsi gli auguri di buona Pasqua.
- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, sulla base di informazioni tratte dal web.
- Foto a cura del dott. Francesco Stanzione(2026).
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ESPOSIZIONE DELLE QUARANTANE DURANTE LA QUARESIMA 2026
